inquinamento elettromagnetico

Inquinamento elettromagnetico

inquinamento elettromagneticoL’inquinamento elettromagnetico (detto anche smog elettromagnetico o elettrosmog) in ambiente lavorativo è una forma di inquinamento subdola in quanto non è percepita chiaramente dalle persone che, pertanto, possono ritrovarsi esposte ad alti livelli di radiazione elettromagnetica o di campi elettromagnetici senza accorgersene. I computer, i monitor, i trasformatori, gli UPS (gruppi di continuità), i sistemi wireless e tante altre sorgenti simili oltre alle onnipresenti antenne contribuiscono ad aumentare il livello di campi elettromagnetici presenti negli uffici, sopratutto dove la tecnologia è fondamentale. Pertanto sempre più spesso le ASL stanno eseguendo controlli per verificare che la salute dei lavoratori non sia messa in pericolo. Conoscere la durata e l’intensità dell’esposizione all’inquinamento elettromagnetico, con la consulenza di esperti del settore, permette di stabilire la nocività dello stesso, e di prendere le dovute precauzioni. La corretta valutazione del rischio da esposizione a campi elettromagnetici, effettuata attraverso il corretto censimento delle sorgenti di elettrosmog e attraverso idonee MISURE DI ELETTROSMOG permette inoltre di evitare sanzioni e cause di servizio.

Laborad rilascia relazioni e perizie valide per gli ambienti lavorativi e, dopo le più idonee MISURAZIONI DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI, indica le possibili soluzioni per il problema.

Per un preventivo gratuito sul rischio da campi elettromagnetici, potete contattare un nostro tecnico alla sezione Contatta l’esperto Laborad per il settore elettrosmog e campi elettromagnetici.

 

L’Elettrosmog

L’inquinamento elettromagnetico (o elettrosmog) è il prodotto di apparecchiature elettroniche, antenne o cavi sotto tensione, che emettono onde elettromagnetiche, campi elettrici e campi magnetici. Le fonti di questo tipo di inquinamento possono essere suddivise in due macrocategorie:

  • campi elettromagnetici a bassa frequenza (< 100 kHz), che includono i sistemi di trasmissione di elettricità a frequenza industriale e tutte le apparecchiature a funzionamento elettrico;
  • campi elettromagnetici ad alta frequenza (100 kHz – 300 GHz), che includono antenne radio, televisive e per telefonia mobile.

IL RISCHIO DA CAMPI ELETTROMAGNETICI NEI LUOGHI DI LAVORO

I luoghi di lavoro, per loro stessa natura, sono frequentemente soggetti a condizioni di inquinamento elettromagnetico dovuto alla presenza di apparecchi elettronici e strumenti propri dell’attività lavorativa. Tra le principali sorgenti di elettrosmog troviamo:

  • Campi elettrici e campi magnetici statici (strumenti alimentati da tensione continua, apparecchiature per Risonanza Magnetica Nucleare);
  • Campi elettrici e campi magnetici ELF (radiazioni a frequenze estremamente basse, al livello di 3-30 Hz, utilizzate per il trasporto e l’impiego di elettricità);
  • Riscaldatori industriali a radiofrequenza e a microonde (industrie elettroniche, tessili, del legno, ecc.);
  • Strumenti biomedicali (magnetoterapia, elettrobisturi, tomografia, RMN, ecc.);
  • Sistemi di telecomunicazioni;
  • Varchi magnetici o sistemi antitaccheggio;
  • Sistemi RFID (identificazione a radiofrequenze, usati per etichette, trasponder, controllo accessi, identificazione personale, telepass, ecc.).

Le fonti di onde elettromagnetiche hanno effetti sulla salute sia diretti che indiretti. I secondi sono causati dalla capacità di un apparecchio elettronico di generare interferenze negli altri apparecchi, andando ad influire anche sulla salute di particolari categorie di lavoratori (LAVORATORI PARTICOLARMENTE A RISCHIO per i campi elettromagnetici secondo il D.Lgs. 159/2016) o sulla sicurezza generale sul posto di lavoro.

Gli effetti si hanno infatti su:

• protesi biomedicali come dispositivi medicali impiantabili attivi (pacemaker, defibrillatori, protesi acustiche, pompe per insulina e altri farmaci) o dispositivi medicali impiantabili passivi (protesi metalliche, chiodi, viti, piastre ecc.)

• sistemi di segnalazione e di allarme

• impianti industriali a potenziale rischio di incidente (sicurezza impianti)

• apparati diagnostici o terapeutici, dalla cui efficienza può dipendere la vita del paziente (es. apparati di supporto vitale)

In alcuni casi gli effetti si possono verificare anche a livelli di campo elettromagnetico inferiori a quanto stabilito dalla normativa per i lavoratori. Per questo motivo, le situazioni ad alto rischio elencate richiedono a maggior ragione misure di inquinamento elettromagnetico e, nei casi opportuni, interventi di bonifica e/o schermatura.

 

LA NORMATIVA VIGENTE

Il datore di lavoro è tenuto a garantire la valutazione del rischio da esposizione a campi elettromagnetici, secondo quanto sancito col D.Lgs 81/08 Titolo VIII Capo IV. Nella norma viene chiaramente indicata la necessità di valutare questo rischio e, ove necessario, effettuare misure del livello dei campi elettromagnetici. Il decreto stabilisce anche numerosi parametri da tenere in considerazione nella valutazione del rischio elettromagnetico, motivo per cui è sempre consigliabile chiedere l’aiuto di un esperto.

Dal 2016 è inoltre in vigore il D.Lgs. 159/16, che stabilisce la possibilità di non effettuare le misure in presenza di particolari condizioni, ma nel contempo richiede di effettuare misure dei campi elettromagnetici specifiche e selettive in particolari casi, per poter poi confrontare i risultati con i nuovi limiti di legge.
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Linee guida

Decreto Legislativo 81/2008, Titolo VIII, Capo I, II, III e IV sulla prevenzione e protezione dai rischi dovuti all’esposizione ad agenti fisici nei luoghi di lavoro. 

esposizione campi elettromagneticiD. Lgs. 81/08 – Titolo VIII – Capo I-II-III-IV